Giornata napoletana per il premio Nobel Carlo Rubbia, il 6 novembre scorso ha inaugurato l’anno accademico rispettivamente, dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli e, presentato dal prof. Massimiliano Berti dell’Università Federico II, della residenza universitaria Monterone, gestita dall’Istituto per la Ricerca e l’Educazione (IPE). «‘O sole mio non solo una canzone, ma una realtà» è stato il suo commento al termine delle lezioni magistrali, nel corso della quali ha affrontato il tema delle tecnologie per uno sviluppo sostenibile, approfondendo il tema del solare termodinamico, campo di ricerca e applicazione cui si è dedicato in questi anni, tracciandone una breve storia, dai primi specchi parabolici inventati da Archimede, al primo impianto solare costruito nel 1912 in Egitto dall’ingegnere statunitense Frank Schuman che si basò sugli studi del matematico francese Augustin Mouchot.
«Da quando sono nato, la popolazione mondiale è quadruplicata, mentre il fabbisogno energetico è aumentato di una fattore sedici. È chiaro che non si può andare avanti in questa direzione, perché le fonti energetiche fossili sono destinate ad esaurirsi molto rapidamente, mentre il loro costo tenderà ad aumentare». Metro del progresso e del benessere di una nazione è la disponibilità energetica e la disparità tra le aree del pianeta è testimoniata dalla diversità dei consumi, che oscillano tra i 15Kw/h della Svezia ai 100Kw/h della Tanzania. Non si può quindi pensare di estendere a tutti gli stessi consumi di idrocarburi, ma introdurre nuove fonti energetiche, anch’esse messe a disposizione dalla natura: l'energia nucleare ricavata dal Torio e, soprattutto l'energia solare a concentrazione, o termodinamica, spendibile in ambito industriale ed energetico per la produzione di elettricità, perché può produrre fino a 600 °C di calore ed è fornito di serbatoi di accumulazione.
«Da un metro quadro di deserto, si può ricavare un’energia pari a quella prodotta da un barile di petrolio. Una superficie di Sahara grande quanto la Sardegna, riceve in un anno l’energia corrispondente alla produzione di petrolio dell’intero pianeta nello stesso tempo» ha sottolineato ancora il premio Nobel, che ha spiegato quanto i paesi più evoluti stiano investendo in questa risorsa.
La California consuma meno della metà del carburane fossile di tutti gli altri Stati Uniti messi insieme. Nel giugno 2006 in Spagna gli impianti solari completati, o in via di ultimazione, erano una quindicina, oggi sono il doppio. «Si tratta di impianti fotovoltaici di nuova generazione, che si costruiscono in non più di diciotto mesi, per il quali lo Stato non ha versato niente. Sono state la banche e finanziare gli imprenditori che volevano investire». Presto anche la Cina potrebbe iniziare a convertitisi a questo tipo di sorgente energetica, la cui importanza strategica è tale, che un consorzio internazionale, sta pensando di introdurre in Europa corrente elettrica prodotta nel Sahara attraverso la Spagna, o l’Italia Meridionale.
«Il nostro paese è completamente fuori dai progetti sul solare termodinamico e dalle sue rotte, spetterà alle nuove generazioni portare avanti soluzioni nuove, io ci ho provato, ma non ci sono riuscito» ha commentato con amarezza il professore, che dal 2006, dopo aver lasciato la presidenza dell’ENEA, è a capo del CIEMAT, l’agenzia spagnola per l’energia.
Il nostro paese è all’avanguardia negli studi sul nucleare termodinamico, ma questa strada è stata sostanzialmente abbandonata nel 2001, quando non fu possibile avviare il progetto Archimede dell’ENEA perché nel nostro paese mancava una legislazione che equiparasse le due produzioni temodinamica e fotovoltaica. Tra il dicembre 2007 e l’aprile 2008, il Governo italiano ha approvato un piano industriale per costruire dieci centrali da 50 MW nel Mezzogiorno incassando anche il parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni. Da allora tutto langue.