«Credo che Echord – osserva Bruno Siciliano, ordinario di Robotica presso la Facoltà di Ingegneria dell’Ateneo federiciano e co-responsabile del progetto - segnerà una svolta nel campo della robotica europea e ce n’è davvero bisogno, visto che la concorrenza statunitense e giapponese si fa sempre più agguerrita». Con Echord la Commissione Europea ha di fatto creato una mini agenzia europea per la robotica che fino al 30 giugno 2012 avrà il compito di promuovere tutti i progetti in grado di colmare il vuoto esistente tra la ricerca accademica di base e le sue molteplici applicazioni industriali. «Il progetto prevede il coordinamento tra tre università che nel corso degli anni hanno mostrato di essere all’avanguardia nel settore, la “Federico II”, l’”Università di Coibra” e la “Tun”, al fine di rafforzare il settore della robotica nel vecchio continente, dove purtroppo i centri di ricerca non sono ancora al passo con industrie come la Abb, la Kuka e la Comau Robotica. È soltanto attraverso un’effettiva collaborazione tra accademia e industria che si può pensare di battere su questo terreno i concorrenti giapponesi e americani. Segnalo ad esempio che le giapponesi Motoman e Honda investono in questo senso anche in Europa, di recente hanno infatti aperto un centro di ricerca in Germania».
Sia per l’entità dell’importo destinato a finanziare i progetti sia per la filosofia che lo ispira, Echord appare quindi come una novità importante per il settore. «In particolare – spiega Siciliano – dei 19 milioni stanziati, 15 milioni e mezzo saranno destinati a finanziare una serie di 52 mini- esperimenti o, se si vuole, dei mini progetti di circa 300 mila euro ciascuno, dove per la prima volta un’Università italiana potrà partecipare da sola o con una impresa senza vincoli di partnership con centri di ricerca o aziende europee. Mentre i restanti 3,5 milioni saranno suddivisi tra i tre atenei che selezioneranno i progetti». Alla “Federico II” andranno quindi 1,35 milioni di euro, che saranno gestiti da Prisma Lab, il laboratorio di Progetti di Robotica Industriale e di Meccatronica del Dipartimento di Informatica e Sistemistica guidato Siciliano, cui aderiscono, oltre alla “Federico II”, le università della Basilicata, di Cassino, di Salerno, di Roma Tre e la Seconda Università di Napoli, per un totale di ben quaranta ricercatori.
Il Prisma Lab è uno dei fiori all’occhiello della ricerca nazionale e internazionale sulla robotica industriale e di servizio. Tra i tanti lavori in fase di realizzazione, per esempio, c’è Dexmart, probabilmente il progetto più ambizioso che negli ultimi anni sia stato avanzato nel campo della robotica. Dexmart è l´acronimo di «Dexterous and autonomous dual-arm/hand robotic manipulation with smart sensory-motor skills», cioè approssimativamente «Manipolazione robotica bimanuale con sensori intelligenti» e di fatto mira a compensare la distanza che ancora separa gli uomini e le macchine nella complessa capacità di manipolare gli oggetti. A due anni dall’avvio del progetto i passi in avanti sembrano essere davvero significativi. «Ora – precisa l’esperto - ci stiamo concentrando nel perfezionamento del controllo di una mano artificiale e, in particolare, nella coordinazione dei sensori che potremmo definire di natura tattile e prensile con sensori di natura visuale. Insomma, dobbiamo rendere il movimento e la coordinazione di una mano artificiale più simile possibile a una naturale e le assicuro che le operazioni che quest’ultima è in grado di compiere sono davvero complesse». «Bisogna innanzitutto capire – precisa il professore - come funziona un mano naturale e per farlo è necessario fare uno sforzo tassonomico di base, bisogna cioè catalogare tutte le operazioni che ci sembrano essenziali e che bisogna poi tradurre nei robot. Noi, per esempio, abbiamo immaginato una caffetteria e ci siamo chiesti quali sono i movimenti necessari in questo ambiente di lavoro. Apparecchiare un tavolo, svitare o avvitare il tappo di una bottiglia, mettere una tovaglia, tanto per dirne solo alcune, sono operazioni incredibilmente complesse e richiedono un destrezza che tradurre in algoritmi e sequenze matematiche è davvero una sfida. Anche perché spesso nel realizzare un’operazione compiamo dei movimenti che sul piano teorico appaiono ridondanti o comunque troppo “macchinosi”, mentre invece poi sul piano pratico si dimostrano pienamente efficaci».
Il tenore di ricerche come Dexmart ci segnala con immediata evidenza le potenzialità di un gruppo di ricerca che trova la sua base operativa nel Mezzogiorno d’Italia e d’Europa ma che non ha alcun timore, anzi: tutt’altro!, di competere con il mondo intero in uno dei settori più all’avanguardia delle cosiddetta società della conoscenza. «Grazie a progetti questo respiro, il nostro gruppo di ricerca potrà finalmente ambire a effettuare progetti di una certa rilevanza. Intanto entro settembre faremo un catalogo con i prodotti hardware delle aziende europee e con i relativi prezzi, così potremo garantire condizioni uguali a tutti i progetti. In ricerca, come in molti altri settori, c’è bisogno di una sana competizione».