Quando ha cominciato a interessarsi a questioni di storia della fisica? C'è una differenza tra la storia della fisica e la storia della strumentazione fisica?
Intorno alla metà degli anni Ottanta, perché sono stata coinvolta in un progetto del Cnr riguardante la strumentazione fisica, custodita nei dipartimenti di fisica italiani e divenuta obsoleta per la ricerca.
Qui da noi, la storia della fisica è stata sempre praticata esclusivamente da storici di formazione umanista (esperti di storia della scienza in generale), che hanno poco curato la storia della strumentazione.
La storia della strumentazione, tradizionalmente, è stata invece sempre affidata a persone, come costruttori di strumenti o conservatori di musei etc., Essi nel tracciare la storia dello strumento o degli strumenti, anche se molto dettagliata, non partivano da una tesi storiografica. Le storie erano in genere molto dettagliate, ma quasi sempre avulse dal contesto della ricerca. In fondo tra gli storici c’era l’orientamento [Koiré] del ruolo secondario dell’esperimento nelle scoperte scientifiche.
Ora invece la storia della strumentazione è praticata da studiosi di formazione scientifica, ed ha un’origine piuttosto recente. Lo strumento viene visto nel contesto di una teoria, e soprattutto di una tesi storiografica. Ora si è più duttili, ad esempio nel ricostruire il pensiero scientifico di Galileo e il suo percorso intellettuale si è più propensi ha valorizzare anche il ruolo che ha avuto la sua strumentazione. La mostra Il Laboratorio di Galileo evidenzia ad esempio che con l’orologio ad acqua Galileo migliora le sue misure di tempo dal secondo usando il pendolo, al decimo di secondo usando l’orologio ad acqua. In passato gli studiosi non avevano molto preso in considerazione questo strumento, e solo di recente T. Settle ha verificato la precisione dell’orologio ad acqua facendo delle misure.
Lei è autrice di un fondamentale volume che ricostruisce il carteggio completo dello scienziato Macedonio Melloni, che ebbe un ruolo molto importante per il Meridione e nella scienza della prima metà dell'800. Come ha incontrato Macedonio Melloni?
Ho incontrato questo scienziato in occasione del programma avviato dal Cnr di censimento della strumentazione scientifica distribuita nei vari dipartimenti e istituti di allora e nei centri di ricerca delle università italiane. A Napoli, custodita nell’Istituto di Fisica sperimentale dell’Università Federico II,c'era la strumentazione usata da Melloni nella sua ricerca e nel periodo del suo soggiorno napoletano, 1839-1854.
Lei ha studiato molti anni all'estero. In Germania, in Francia, in Gran Bretagna. Qual è la principale differenza nel suo campo di ricerca tra noi e loro?
La mia esperienza riguarda soprattutto Germania e la Francia. Per gli studi riguardanti la storia della scienza, la differenza principale è nel reperimento delle fonti e nella digitalizzazione delle stesse fonti. Le università e gli enti di ricerca all'estero sono veramente molto molto più avanti e lì sono riuscita a fare delle cose che in Italia mi avrebbero portato via molto più tempo. Sto parlando della metà degli anni Ottanta, comunque. Ora per fortuna certe differenze si sono un po' ridotte ma tuttavia permangono.
La storia della fisica è presente nei programmi di studi d'Oltralpe? Molto più che da noi?
La tradizione della storia della scienza, che è prettamente anglosassone, è praticata nei dipartimenti umanisti. Solo da noi, come mi risulta, la storia della fisica e in generale la storia delle discipline scientifiche è praticata nelle Facoltà di Scienze, e da una comunità di studiosi di formazione scientifica. Queste discipline sono progressivamente cresciute, anche a livello accademico, con la pubblicazione di riviste, con la creazione di Società di storici della disciplina, con l’attivazione di dottorati ecc.
Lei ha ricostruito, in integrale, le vicende scientifiche di Macedonio Melloni, il suo carteggio per
Olschki è un testo fondamentale per tutti coloro che ne vogliono capire la vita e le opere, che cosa non ha raccontato di Macedonio Melloni? Lo racconterà mai?
Mi sarebbe piaciuto raccontare l’impegno politico di Macedonio Melloni e della sua generazione. Le vicende di questi giovani scienziati che hanno avuto una vita estremamente dura, con pochissimi soldi, e che sono stati costretti a stare all’estero in paesi più ospitali, come Ginevra e Parigi. Giovani scienziati che, dagli anni '20 e '40 dell’800 hanno avuto un forte impegno politico per costruire una Italia unita. Sono stati costretti a vivere in esilio per lunghi anni[ anche Melloni]. Che hanno fatto di questa condizione una occasione di opportunità anche scientifica. Si sono sprovincializzati, soprattutto quelli come Melloni che hanno emigrato in Francia, hanno avuto modo partecipando alle sedute della Académie des Scineces, di essere sempre aggiornati sulle nuove teorie della luce, [Fresnel], del calore [ Poisson], le teorie dell’elettrodinamica [Ampère]. Lo stesso Melloni ha contribuito alla nascita di una nuova teoria quella del calore radiante, presentando i suoi risultati sperimentali alla Acdèmie des Sciences [ nel 1835 fu premiato con la medaglia Rumford].
Melloni, in particolare, faceva parte del Circolo Costituzionale e aveva aderito alle idee della Giovine Italia. C’è una lettera nel suo carteggio che io pubblico anche se gli storici politici hanno ritenuto falsa, gli fu inviata da Abraham Lincoln nel 1854. Nel carteggio pubblico sia la lettera di Lincoln sia la traduzione di Giuseppe Mazzini. E’ una lettera estremamente bella, è molto attuale. Melloni gli chiede un parere sul riordinamento politico dell’Europa. Mi piacerebbe scrivere un capitolo “Melloni e il Risorgimento”: il Risorgimento italiano è così poco valorizzato da noi, ma fu un periodo meraviglioso, anche considerando il rapporto della scienza col Risorgimento, e il rapporto di Melloni con Mazzini. A me poi personalmente piace Mazzini, a mio padre piaceva Mazzini e da bambina mi faceva leggere Mazzini.
Quali sono gli scienziati con i quali Melloni ha maggiormente interagito?
Soprattutto stranieri, i più grandi del suo periodo. Faraday, ad esempio, è stato un suo grande corrispondente, ma anche Humboldt, De la Rive, per non parlare di matematici come Poisson, Biot, Arago, Forbes, Herschel, Henry; tutti quelli che hanno contribuito a quella che gli storici chiamano la seconda rivoluzione scientifica, sono stati in corrispondenza o hanno conosciuto Melloni.
Che cosa c’entrano le lenti di Fresnel col Museo di Napoli, il porto di Napoli e Macedonio Melloni?
La lente di Fresnel che è nel Museo, è un prototipo realizzato da Henri Lapaute e che Melloni desiderava collocare nel Gabinetto di Fisica dell’Osservatorio Meteorologico di Napoli. La lente fu depositata nella casa di Melloni a Portici per essere usata in un importante esperimento di misura del calore radiante della Luna nel 1845.
Melloni era venuto a Napoli nel 1839 per dirigere un osservatorio astronomico e dal ‘39 al ‘42 si occupò di alcuni aspetti anche un po’ tecnici legati alle innovazioni tecnologiche che furono avviate durante il periodo della reggenza di Ferdinando II di Borbone. Propose ad esempio di rinnovare l’illuminazione delle coste del Regno di Napoli, sostituendo gli specchi riflettori con le lenti rifrangenti, frutto dell’invenzione del fisico francese Augustin Fresnel. Sotto la direzione di Melloni e con la collaborazione del costruttore francese Lepaute a partire dal 1842 furono installati i primi fari a Napoli.
Da diversi anni è direttore scientifico del Museo di Fisica di Napoli. Che cosa significa essere direttore del Museo di Fisica? Che cosa ha significato per Macedonio Melloni essere (il primo) direttore dell'osservatorio astronomico?
Dal 1986 ho cominciato a curare questo progetto di recupero valorizzazione e studio delle antiche collezioni di strumenti di fisica del Dipartimento, nella prospettiva [attuata solo dopo 20 anni] di collocarli in un ambiente museale, e con la possibilità che tutti e non solo i ricercatori del dipartimento di fisica, ne potessero godere. Ora, essere direttore di un museo che ha avuto un iter così lungo potrebbe mostrare, a mio avviso, che sono molto caparbia, che quando credo in un progetto cerco di realizzarlo [ma forse 20 anni sono molti]. Tuttavia averlo realizzato mi dà molto godimento soprattutto perché è la materializzazione di un prodotto intellettuale, che tuttavia è vivo, perché organizzare le attività didattiche nel Museo, coinvolgere gli studenti, organizzare mostre mi piace veramente molto. Farei anche di più ma i vincoli finanziari, pochi soldi, mi frenano.
Melloni era stato nominato direttore nel 1839 di un Osservatorio Meteorologico che doveva ancora essere costruito. La nomina era necessaria per farlo ritornare in patria e offrirgli un posto. L’astronomo napoletano Capocci se ne era occupato, ripescando un vecchio progetto dell’Accademia delle Scienze napoletana. Melloni all’estero viveva solo di sussidi del governo francese e della famiglia perché non aveva mai accettato di cambiare cittadinanza e dunque non poteva avere un posto fisso all’estero. Era un precario diremmo noi. … “ si farà in grande ma io preferirei che si facesse subito e in piccolo” è quanto scriveva nelle sue lettere. Infatti l’Osservatorio meteorologico si inaugurò solo formalmente nel 1845 in occasione del Congresso degli scienziati, ma non ci fu mai nessuna attività e l’edificio andò presto in disuso. Melloni chiese di utilizzare la strumentazione nella sua casa di Portici e lì continuò ad occuparsi di fisica fino alla sua morte avvenuta per colera nel 1854.
Che cosa sta preparando adesso con il Museo?
Io concepisco il Museo non solo come un’istituzione di servizio, ma anche di ricerca. Questa cosa per ora non me la lasciano fare: noi facciamo anche ricerca ma è di tipo individuale, non formiamo persone né possiamo attivare dottorati, ma in ogni caso facciamo didattica museale, conferenze con un pubblico eterogeneo, sia di età scolare che adulto: si tratta di conferenze con esperimenti, cioè raccontiamo la scienza attraverso gli strumenti che sono nel nostro museo.
Il 28 settembre si inaugura nelle stanze del Museo di Fisica la Mostra interattiva “Il Laboratorio di Galileo”
. E’l’ultima delle mostre che si inaugurano nell’anno delle celebrazioni a lui dedicate. La mostra espone alcuni degli strumenti realizzati a Pisa nel Dipartimento di Fisica nell’arco di 15 anni, da Roberto Vergara Caffarelli. . Questi strumenti sono stati recentemente acquistati dal Dipartimento di Fisica dell’Università di Pavia, con l’intento di collocarli in una ambiente museale. Il direttore del Sistema museale e coordinatore del Gruppo di Storia della Fisica dell’Università di Pavia, Fabio Bevilacqua, ci ha dato l’opportunità di esporli a Napoli, nel Museo di Fisica. Gli strumenti della Mostra sono affidata agli studenti di cinque scuole di Napoli e Provincia, che hanno aderito al progetto didattico del Museo di Fisica e che ne illustrano il funzionamento ai loro coetanei che visiteranno la mostra. E’ una grande occasione per loro, non solo perché arricchiscono la loro formazione scolastica ma è anche un’occasione di confronto con altri studenti della loro stessa età.
Al visitatore è proposto anche un percorso storico-scientifico attraverso un sistema di illustrazioni grafiche, che ripercorre il cammino intellettuale delle scoperte di Galileo. Stiamo curando la formazione di questi studenti che hanno aderito al progetto con molto entusiasmo. Dopo le ore scolastiche di studio vengono al Museo di pomeriggio per seguire le nostre lezioni sul funzionamento degli strumenti.
Se tornasse indietro, da dove deciderebbe di partire?
Non saprei, è una domanda difficile. Mi sono iscritta a fisica perché amavo i vulcani, poi ho fatto altre scelte fino ad occuparmi della strumentazione scientifica e della sua musealizzazione. Ora sono contenta di aver fatto questa scelta.