Un altro grande successo del gruppo di Antonio Iavarone, scienziato beneventano emigrato negli Stai Uniti, nella lotta al cancro al cervello: il suo gruppo di ricerca alla Columbia University ha individuato le ‘centraline di controllo’ di uno dei tumori del cervello più letali e devastanti, il glioblastoma multiforme.
Iavarone, che lavora alla Columbia University di New York dal 2002 ed è direttore scientifico della Fondazione MIB (Mediterranean Institute of Biotechnologies) presentata due mesi fa a Benevento, ha guidato un team di ricercatori fino alla scoperta d due geni cruciali, C/EBP e Stat3, che determinano il comportamento aggressivo di questo tipo di tumori. La scoperta apre finalmente la strada alla possibilità di prevedere recidive e individuare future cure.
Al risultato, pubblicato su Nature, ha contribuito anche la ricercatrice Maria Stella Carro, dell’Instituite for Cancer Genetics del Columbia University Medical Center, borsista di un programma di ricerche anticancro promosso nel 2005 dalla Provincia di Benevento, in particolare dall’allora presidente Carmine Nardone, e sostenuto dal Ministero del Lavoro.
Altri due italiani, sempre ricercatori presso la Columbia University, sono fra i protagonisti di questa scoperta, Anna Lasorella, moglie del professor Iavarone, e Andrea Califano, coordinatore dell’analisi bioinformatica che ha permesso di comprendere che i due geni individuati non solo cooperano tra loro, ma attivano altri tre geni, che a loro volta mettono in movimento una rete di altri geni che scatena il comportamento aggressivo del glioblastoma multiforme. Prima di questo studio, non era chiaro perché il glioblastoma avesse un comportamento così aggressivo, questo tumore, infatti, è tra i più letali (è lo stesso che non ha dato scampo, di recente, al senatore Usa Ted Kennedy) poiché invade il cervello producendo masse tumorali inoperabili e si riproduce rapidamente in altre zone del cervello.
“Adesso sappiamo che C/EBP e Stat3 sono le ‘centraline di controllo’ di questo tumore”, ha spiegato Iavarone che ha aggiunto: “quando attivati simultaneamente, questi due geni lavorano insieme attivando centinaia di altri geni che conferiscono direttamente alle cellule tumorali elevata aggressività e invasività”.
Parole di apprezzamento per il gruppo guidato da Iavarone sono giunte dal presidente della Fondazione MIB Carmine Nardone “mi complimento per i risultati ottenuti dal professor Iavarone, dalla dottoressa Lasorella e da tutti il gruppo di ricercatori coinvolti. I loro studi stanno aprendo molte speranze nella lotta a queste devastanti malattie”.
Lo studio ha prima dimostrato che, sia nelle cellule sia negli animali, eliminando i due geni (che nel frattempo sono stati brevettati) si riduce la capacità delle cellule di formare i tumori. Poi si è andati a cercare i due geni nelle cellule tumorali dei pazienti con il glioblastoma e si è visto che questi rendono il tumore estremamente aggressivo e riducono la sopravvivenza. Per la prima volta così diventa possibile prevedere come si evolverà la malattia. Le implicazioni di questo studio potranno avere importanti ripercussioni sia sulla classificazione del rischio di recidiva per i pazienti affetti da glioblastoma multiforme, sia per le strategie terapeutiche future.
Recentemente, Iavarone e Lasorella avevano scoperto un gene che attiva lo sviluppo delle cellule staminali