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mercoledì 8 settembre 2010
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Laureati al Sud: sono pochi e quei pochi se ne vanno

di Pietro Greco - 06/02/2010

Ottantamila laureati, per lo più giovani, hanno cambiato residenza e si sono trasferiti dal Mezzogiorno d’Italia nel Centro-Nord del paese tra gli anni 2000 e 2005. In pratica in soli 6 anni 72 laureati su 1000 presenti nel Sud sono emigrati verso il Settentrione: il 60% aveva un’età inferiore ai 34 anni...



A questi occorre aggiungere altre migliaia di laureati che effettuano il cosiddetto “pendolarismo a lungo raggio”: in pratica, vanno a lavorare a Roma, a Bologna o a Milano pur restando residenti nelle regioni meridionali.

È questo il dato più significativo contenuto nel rapporto «La mobilità del lavoro in Italia: nuove evidenze sulle dinamiche migratorie» firmato da Sauro Mocetti e Carmine Porello e pubblicata dalla banca d’Italia nei giorni scorsi.
Il Sud sta perdendo, dunque, i suoi giovani più qualificati.
Un dramma. Se si considera – come SciCam ha già rilevato – che le regioni del Mezzogiorno d’Italia sono in Europa tra quelle che hanno meno laureati e sono quelle, in assoluto, che hanno meno laureati in materie scientifiche.
Ed è questo il problema. Perché abbiamo pochi laureati – soprattutto in materie scientifiche – e quei pochi che abbiamo vanno via (facendosi spesso molto onore)?
Il problema non è affatto settoriale. Riguarda il presente e il futuro economico e sociale del Mezzogiorno. Anzi, è il tema centrale per capire il presente e costruire un futuro desiderabile per le nostre regioni.
Non è semplice rispondere alla domanda che ci siamo posti. Probabilmente molte sono le componenti che contribuiscono ai due fenomeni (pochi laureati e, tra quei pochi, molti emigranti). I giovani meridionali si laureano, in media, meno dei loro coetanei europei perché il reddito medio nel Mezzogiorno d’Italia è inferiore a quello europeo. E c’è un’evidente correlazione tra laurea e reddito delle famiglie: studiare costa, soprattutto in regioni dove manca ogni supporto – logistico (case per lo studente) ed economico (borse di studio) –  per chi frequenta l’università. Ma ci sono anche fattori culturali: lo studio non è più considerato uno strumento di avanzamento sociale. Lo studio non è pi un valore.
Ma questi due fattori – socioeconomici e socioculturali – sono a loro volta il risultato di una causa più profonda e più strutturale: riguarda il sistema produttivo e anche il sistema dei servizi. Nel Mezzogiorno non esiste sufficiente industria e, soprattutto, non esiste sufficiente industria specializzata nell’alta tecnologica. Anche nel settore dei servizi, la componente dei servizi avanzati è bassa. Infine, l’offerta di lavoro pubblico negli ultimi anni è diminuita. E con essa è diminuita la domanda pubblica di lavoro qualificato.

Le prossime elezioni regionali dovrebbero essere un’occasione preziosa per rispondere a queste tre domande: come re-industrializzare il Mezzogiorno e aumentare il tasso di specializzazione produttiva nell’hi-tech? Come creare una rete estesa di servizi avanzati? Come riqualificare la domanda pubblica di lavoro? Purtroppo – salvo pochissime, ma significative eccezioni – il dibattito sulle elezioni regionali sembra interessato a tutt’altro.

 

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