Si può parlare di tutto, tranne che di bioetica. Questa è la regola aurea che i sedicenti costruttori di dialogo tra le due anime del nostro paese, quella laica e quella cattolica, ci invitano a osservare e a far osservare. E in effetti lo spettacolo di reciproche offese e accuse tra “nichilisti”, “relativisti”, “nemici della vita”, “dogmatici liberticidi” e tutto il repertorio di colorite etichette che la fantasia dei polemisti di questa e di quell’altra fazione bioetica amano sfornare, un giorno sì e l’altro pure, sembrano dare conferma all’avvertimento: se davvero si vuole costruire un dialogo tra i diversi orientamenti della nostra cultura, le questioni bioetiche è meglio lasciarle in disparte. Ma è davvero così? E poi, se non di discute delle cose che più dividono, che si discute a fare? A smentire i pavidi e a confermare che un autentico dialogo tra diversi non solo è possibile ma è necessario e salutare, opera a Napoli un centro di ricerca unico in Italia, il Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica (CIRB).
Nato dall’unione di ben sei atenei (la Federico II, la SUN, il Suor Orsola, la Parthenope, l’Orientale e la Facoltà Teologica), il CIRB testimonia già dal suo costituirsi la precisa volontà di confrontare le più diverse competenze e sensibilità su tematiche che, proprio per il loro altissimo impatto sociale, non possono certo restare appannaggio dei soli addetti ai lavori o, peggio ancora, dei fondamentalisti di turno. Lorenzo Chieffi, preside della Facoltà di Giurisprudenza della SUN e neo direttore del CIRB, è chiarissimo: «Il nostro è l’unico centro di studio sulla bioetica che unisce atenei “laici” con una Facoltà teologica e le posso assicurare che io di dogmatismi non ne ho mai visti. Può sorprendere, ma nelle nostre ricerche, nei nostri convegni e nelle nostre numerose riunioni, dell’aria polemica che si respira altrove non c’è traccia. Mi pare che la politica faccia oggi della bioetica l’uso che un po’ di tempo fa faceva della politica estera, cioè come un pretesto per risolvere problemi in realtà diversi da quelli su cui si finge di discutere. Insomma, si fa un uso strumentale delle questioni etiche al fine di raggiungere ben diversi obiettivi politici».
Allo scopo di neutralizzare sterili polemiche e di favorire uno scambio proficuo tra il mondo della ricerca e la società, Chieffi pensa di rendere presto accessibile online la mole di lavoro sviluppato in questi anni dal CIRB. «Grazie ai volumi, alle ricerche e ai documenti sin qui prodotti, potremmo diventare un punto di riferimento importante non solo in Campania, ma anche a livello nazionale. Presto il CIRB si doterà di un sito dove tutti potranno aggiornarsi sul nostro lavoro. Intanto abbiamo deciso di specializzare ulteriormente la nostre competenze istituendo gruppi di ricerca dedicati a tematiche complesse come il rapporto tra le biotecnologie e la salute umana, l’alleanza terapeutica tra medico e paziente e la biodiversità, guidati rispettivamente da esperti eccellenti come Emilia D’Antuono, Alberto Postigliola e Giovanni Aliotta». «Un’altra iniziativa attraverso cui miriamo a coinvolgere quanto più possibile l’opinione pubblica su queste tematiche – prosegue Chieffi – è il ciclo di presentazioni di volumi “Letture di bioetica”, con cui di volta in volta nelle varie università napoletane verranno chiamati esperti da tutta Italia per discutere delle loro ultime ricerche. Il primo incontro si terrà il 3 marzo presso l’Istituto Superiore di Scienze Umane, quando discuteremo con Carlo Casonato, giurista dell’Università di Trento, della nuova frontiera del sapere giuridico, il cosiddetto biodiritto. Seguiranno poi altri incontri con Irene Strazzeri, Pasquale Giustiniani, Michele Farisco, Roberto Gallinaro e Antonio Puca».
Oltre alle tante iniziative promosse presso i singoli atenei, ogni anno il CIRB si fa promotore di un convegno di ampio respiro che coinvolge i più autorevoli esperti nazionali e internazionali su singole questioni. «Il tradizionale convegno d’autunno – anticipa Chieffi - sarà quest’anno dedicato a un tema solitamente poco discusso. Invece che dei massimi sistemi, di problemi certo fondamentali come quelli di inizio e fine vita, di ingegneria genetica o dell’ibridazione tra uomini e macchine, parleremo del “normale” problema della tutela del diritto alla salute di chi non ha voce, dei giusti criteri da seguire nell’allocazione delle risorse al fine di proteggere i soggetti più deboli, come gli anziani, i minori, i poveri e gli immigrati. La bioetica non può non occuparsi anche di questo. Noi almeno ce ne occupiamo».