Sci-Cam, - Official website

Il portale dell' Informazione scientifica in Campania

mercoledì 8 settembre 2010
Il portale dell' Informazione scientifica in Campania
ti trovi qui: home > Personaggi > archivio Rivista

Marina Faiella: premio Donne per la Scienza 2010

di Simona Pasquale - 21/06/2010

È la più giovane vincitrice dell’edizione 2010 del premio Donne per la Scienza, promosso da L’Oreàl Italia con il patrocinio dell’Unesco, la terza napoletana in quattro anni. Venticinque anni, Marina Faiella si è laureata in Chimica alla Federico II, dove sta svolgendo un dottorato in Scienze Chimiche presso il Dipartimento Paolo Corradini, nel gruppo del prof. Vincenzo Pavone e della prof.ssa Anna Lombardi portando avanti una ricerca sulle metallo proteine che a novembre ha trovato spazio nelle pagine della prestigiosa rivista Nature Chemical Biology.

/public/th_piccolaMarina Faiella.jpg
/public/th_piccolaproteina.png

Le metallo proteine, rappresentano il 30% circa delle proteine presenti in natura e come dice il nome, contengono ioni metallici che svolgono un doppio ruolo strutturale e funzionale. «Dogma centrale della Biochimica è che la funzione deriva dalla struttura e noi cerchiamo proprio di approfondire questo aspetto non partendo già dalla codificazione del DNA, ma dal passo successivo: sintesi e studio della struttura della proteina in tre dimensioni» dice la giovane ricercatrice che si occupa del design molecolare e lavora in uno dei laboratori italiani pionieri dell’imaging in 3D.

Studiando le proprietà delle proteine naturali e sfruttando le informazioni sulle strutture molecolari conservate in apposite banche dati, si individuano gli elementi necessari per avere una funzione di interesse, si realizza un modello virtuale e poi, tramite sintesi chimica si riproduce la proteine vera e propria, ma in scala ridotta, perché così è più economico e maneggevole. Il risultato è una polverina,  prodotto vero e proprio da confrontare con il modello teorico. Si tratta, in pratica, di ottenere enzimi catalizzatori per fare, per esempio, studi sugli anticorpi. Legando ad un anticorpo un elevato numero di molecole, in grado di generare più reazioni, si cerca di riconoscere il maggior numero di substrati possibili per migliorare le potenzialità dell’anticorpo stesso.

Non è ancora possibile prevedere le ricadute future in abito sanitario, ma lo sviluppo di questi dispositivi di analisi ha molte applicazioni in ambito energetico e ambientale perché il DF3, come è stato battezzato l’enzima sintetizzato, converte composti organici adoperando l’ossigeno atmosferico - per esempio, il metano in metanolo, e l’acqua in idrogeno - consentendo molti cicli di reazione, indispensabili per applicazioni industriali ecosostenibili. Può essere prodotto sia attraverso sintesi chimica che con tecniche fermentative e agisce in acqua a bassissime concentrazioni, tutte qualità che lo rendono economicamente vantaggioso e facile da maneggiare. «Cerchiamo di capire quali reazioni si possono catalizzare e la velocità e l’efficienza con le quali questo può avvenire.

Soprattutto in fase di costruzione del modello, cerchiamo di capire con quali aminoacidi circondare gli ioni metallici, per capire come la matrice proteica ne influenzi le proprietà» sottolinea Marina che è già alla sua quinta pubblicazione. «Ci sono persone che alla mia età ne avevano molte di più. Quello che conta è la rivista, perché è difficile pubblicare bene in Italia, ma questo gruppo ha un profilo internazionale importante ed difficile dare così tanto con così poco, in termini di fondi e fiducia ».

La candidatura al premio è avvenuta quasi per caso, dopo aver visto l’avviso in Dipartimento. «Si dovevano produrre solo carte, ma non pensavo di avere, così giovane, della possibilità. Infatti non avevo detto niente a nessuno, è stata per tutti una sorpresa e un onore, un riconoscimento importante merito del lavoro svolto dall’intero gruppo. È importante che si capisca anche a livello nazionale. La nostra è una ricerca particolare, non siamo medici ed è difficile fa capire quanta Chimica e ricerca di base come la nostra ci siano dietro un farmaco, o le ricerche mediche. Ho la fortuna di avere un dottorato con borsa, ma allo stato attuale rappresenta anche un modo per stare tranquilla quando il dottorato finirà».

Figlia di due chimici, ha coltivato fin da piccola la curiosità per la scienza ed il mondo intorno a lei in generale scegliendo poi di impegnarsi nella disciplina che le sembrava più completa. «Voglio continuare a fare ricerca. Penso ad periodo di formazione all’estero, ma nonostante le difficoltà spero di tornare a Napoli per lavorare qui e crescere ancora insieme».

 

Indietro Archivio